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Oltre alla società del “no limits”

Hai mai pensato a quali siano le radici profonde della crisi profonda della nostra società? Dobbiamo risalire quantomeno al 1989.

La nostra generazione è quella dei nati dopo il crollo del Muro di separazione fra i due blocchi che si erano contesi per oltre 40 anni l’egemonia sul mondo. Ci hanno plasmato mentre era diffusa la convinzione che la Storia fosse finita, che i governi di tutto l’Occidente dovessero semplicemente percorrere una strada in discesa verso il progresso, preoccupandosi caso mai di “esportare” la democrazia dove ancora non era arrivata, che tutto sarebbe andato sempre meglio senza grande sforzo.

Una delle più segnanti ed efficaci rappresentazioni di questa epoca è il film “The Wolf of Wall Street” di Martin Scorsese. Ecco il discorso di Jordan Belfort – alias Leonardo Di Caprio – ai venditori:

Le parole del broker Jordan Belfort mostrano con tagliante precisione la mentalità dominante degli anni che abbiamo alle spalle. Si tratta di una visione del mondo nella quale (l’illusione del)la felicità ha una dimensione solo individuale ed egoistica, si può comprare, vendere, quantificare e appartiene solo ai più ricchi. I legami sono un ostacolo, e ai poveri non è concesso di far parte del gioco. Essi non sono che un errore marginale, scarti che dovrebbero sentirsi in colpa per non avercela fatta. Chiunque secondo questa narrazione potrebbe arricchirsi senza limiti a patto di impegnarsi, aprirsi, cogliere le opportunità offerte dal sistema e farsi “imprenditore di sé stesso”. La povertà è una colpa.

La promessa fatta alla nostra generazione si può riassumere in due parole: “no limits”. Assenza di limiti significa però assenza di legami di qualunque tipo, perché ogni legame è una limitazione. A slegarsi fra di loro in questi anni non sono stati solo ricchezza e società, ma anche le persone: il consumatore è infatti per sua natura solo, appartenente non ad un gruppo ma ad uno “sciame inquieto”, come ha sostenuto il sociologo Zygmunt Bauman.

Assenza di limiti significa anche assenza di identità, mancanza di qualcosa che definisca l’individuo. Noi siamo limitati, e possiamo scoprire la nostra identità solo incontrando l’altro, colui che ci limita. È impossibile formarsi come essere umani ed essere veramente felici se si crede al dogma del “no limits”. E se i neo-nazionalisti oggi hanno così tanto successo è anche perché raccontano che ripristinare confini e muri fra gli Stati potrà restituire identità e legami.

Ecco perché la sfida di oggi è innanzitutto culturale, e riguarda la riaffermazione della centralità della Persona, dei suoi legami, della sua felicità che è molto di più del mero benessere materiale, ma è invece armonia con sé stesso, con gli altri e con la Natura.

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