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Un appello alle tante Sardine: c’è davvero bisogno di voi, ben oltre i flash mob e i gruppi Facebook

Non credo esistano categorie del pensiero per interpretare questa pazza Italia del 2019. Ogni giorno ne abbiamo una dimostrazione.

Per esempio, in questi giorni è esploso l’entusiasmo per le “sardine”.
Ci sono decine di gruppi Facebook – io sono già stato invitato a far parte di tre gruppi diversi – che si ispirano alla mobilitazione di piazza di Bologna e di Modena, e che vogliono replicarla.

Pagine ufficiali e non ufficiali, eventi aperti e “mobilitazioni” digitali proliferano come funghi, post chilometrici si prodigano nella descrizione – densa di epicità e drammaticità – delle sardine che sconfiggono il predatore.

Addirittura, la pagina ufficiale delle 6000sardine ha dovuto chiedere a tutti di scrivere loro per organizzare un flash mob e di non agire in autonomia, perché tutta questa disorganizzata diffusione di eventi sta creando non poca confusione.

Il gruppo “Arcipelago delle sardine” ha superato i 60mila membri, mentre Salvini invita tutti a postare sulla sua bacheca Facebook dei gattini che mangiano le sardine, e alcuni pseudo-giornali diffondono sensazionalistiche teorie del complotto sulla vera natura di queste piazze.

Un bisogno disperatissimo di rappresentanza: serve un passo degli uni verso gli altri

Ecco, ci rendiamo conto di cosa stracazzo è diventata la politica in questo paese? O meglio, per dirla seriamente, ci rendiamo conto dell’imbarazzante vuoto di politica e di rappresentanza che riempie qualsiasi angolo d’Italia?

Le sardine rappresentano una bellissima e fresca manifestazione spontanea, dal basso, una reazione al violento e volgare tentativo di Salvini di “invadere” l’Emilia Romagna e trasformarla nel teatro della caduta del Governo, a mezzo della solita guerriglia amplificata dai social fatta di odio e priva di qualsivoglia contenuto.

Ma quanto è impressionante vedere decine, forse centinaia di migliaia di cittadini aggrapparsi al banco di sardine in cerca di una risposta politica e collettiva alla deriva salvinista del nostro paese?

Eppure quelle piazze, mi dispiace, non daranno mai una vera risposta. Già si vedono – sui vari gruppi Facebook – le discussioni fra chi vota questo o quel Partito, fra chi vorrebbe che le Sardine dicessero di votare Bonaccini e chi addirittura immagina un futuro movimento politico delle Sardine.

Migliaia e migliaia di persone che in nome del comune “no” all’irresistibile avanzata di Salvini e della comune assenza di comunanza su risposte e proposte per l’alternativa, si vogliono sentire parte di un unico grande movimento.

È evidente: quanto è bello questo movimento spontaneo, disorganizzato, della piazza. Nessuno ci metta il cappello, nessuno corra il rischio di inseguirlo supinamente. Nessuno, soprattutto, pretenda da quelle piazze risposte e soluzioni.

Ecco, lo ha detto anche Mattia Santori, “portavoce” delle Sardine: “ci stiamo facendo un po’ troppi viaggi”.

La risposta, se ne sono capaci, può arrivare solo dai Partiti e nei Partiti. E se non ne sono capaci, forse, è anche perché – come dicevano i ragazzi in piazza a Bologna – in troppi e per troppo tempo hanno scelto di dormire, di stare alla finestra a guardare, di criticare senza rimboccarsi le maniche.

Cosa possiamo chiedere a tutte le Sardine in ascolto

Quello che chiedo ai 2 o 3 che leggeranno queste parole è semplice: vi prego, voi o i vostri amici, oltre ad essere i primi a proporre il prossimo flash mob, prendete tutta l’intelligenza, l’entusiasmo e la forza necessaria. Fate questo, e mettete piede nel Partito che vi fa meno schifo, qualunque esso sia.

Rimboccatevi le mani, provate a trasformarlo in un posto in cui valga la pena stare. Con la stessa energia con cui aprite gruppi Facebook e organizzate flash mob, incendiate di rabbia e idee le assemblee locali dei Partiti, magari candidatevi, provate a entrare nelle istituzioni, mettetevi in gioco. Se volete che le cose cambino davvero, vi prego, c’è bisogno di voi nella politica.

Se quel Partito è il Partito Democratico, ve lo garantisco, c’è un bisogno disperato di voi.

Lo so, lo so. A volte la politica – e anche questo Partito Democratico – sembra distante, assente, incomprensibile. Altre volte chiude tutte le porte in faccia per quanto è arroccata su sé stessa. Sono tantissimi i limiti e le colpe, e noi ci sbattiamo ogni santo giorno. Alcuni, frustrati e delusi, alla fine depongono le armi e rinunciano.

Ma se a combattere per cambiare le cose ci foste anche voi, sono sicuro che sarebbe tutto più fattibile. Sono sicuro che, insieme, potremmo farcela davvero.

Potremmo cambiare la sinistra, costruire il nostro riscatto, e così sconfiggere la destra.

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